I camini ed i focolai

“Giulia entrò nella mia casa volentieri…ne conosceva tutti i segreti, il camino che tirava male, la finestra che non chiudeva, i chiodi piantati nei muri…non c’era stufa: il mangiare doveva essere cotto al fuoco del camino…ma Giulia sapeva dove trovare la legna….faceva il fuoco alla maniera paesana, che si adopera poca legna, con i ceppi accesi da un capo, e avvicinati a mano a mano che si consumano…Il tempo si fece freddo. Dal fondo dei burroni il vento saliva con i suoi vortici gelidi, soffiava continuo, come venisse da tutte le parti, penetrava nelle ossa, e si perdeva, ruggendo, nelle gole dei camini…la violenza del vento contrario ricacciava il fumo del camino nelle camere: il fumo acre e odoroso dei ceppi di ginepro e di brugo, delle some che una contadina mi portava, sul suo asino, dal bosco…Ero solo, nella mia cucina, davanti a un fuoco che sfriggeva e soffiava e cigolava, mentre fuori urlava la tempesta di vento e di neve…La notte scendeva ormai prestissimo; le serate, accanto al fuoco che strideva e sfriggeva e soffiava e fumava, erano lunghe e tristi.

 

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